martedì, 15 Settembre 2026

OMELIA 1-AGOSTO 2026 – CIMITERO


Per la messa mensile al cimitero ho scelto questa data perché legata al dono delle indulgenze della Porziuncola (o perdono di Assisi).
In questa occasione siamo riuniti per pregare per i nostri defunti e vivere così il cammino penitenziale delle indulgenze: ”Confessione e Comunione, visita al cimitero e professione di fede (Credo) e preghiera secondo le intenzioni del Papa”.
Spesso noi confondiamo la carità cristiana con la sola elemosina. Invece la carità è un invito a riscoprire che c’è un tempo ed un’occasione in cui viviamo oltre al solo gesto della carità (elemosina) verso chi abbiamo di fronte, andando oltre a tutto e vivendo così l’amore con chi ci ha educato nel cammino della fede.
Il credere in Dio è la gioia di riscoprire ogni giorno che il tutto ha un senso.
Papa San Giovanni Paolo II ci ha lasciato questo insegnamento: ”Non vi è nulla di male da cui Dio non possa trarne un bene più grande. Non vi è sofferenza che Egli non sappia trasformare in strada che conduce a Lui”.
Tutto questo ci mette in gioco con noi stessi.
Il vivere la comunione con i santi: Questa è la preghiera con i defunti: Riscoprire che il tutto nella vita è come lo vivi e non come lo subisci.
Se noi ci limitiamo allo stare in attesa, cioè a vivere la passività della fede, comunemente chiamata “devozionalismo”, tutto diventa come un masso che ci opprime.
Eppure quel “masso” è stato tolto dalla porta della morte nell’ora della resurrezione.
La carità, questo amore immenso, anzi eterno di Dio verso l’uomo, è un porsi in ascolto della Sua Parola che salva.
Oggi naturalmente ricordiamo san Francesco D’Assisi e cosa ha testimoniato di così grande il nostro Santo Patrono se non che la carità è una comunione con l’altro che trasforma.
Il vivere la carità, o caritativa, ti mette in gioco con tutto te stesso.
Alla messa del 16 luglio, sempre qui al cimitero, vi ricordavo il valore della preghiera per le anime del Purgatorio.
Dio ti chiama ad un incontro con l’altro e ti chiama al viverlo con tutto te stesso, come ci provoca il pensiero di Ranier Maria Rilke: ”Un essere umano ama un altro; questo è forse il più difficile fra tutti i compiti, quello definitivo, l’ultimo esame e prova, il lavoro per il quale tutti gli altri lavori altro non sono che propedeutici”.