martedì, 15 Settembre 2026

Voglio sognare con Aurora


Cara Aurora, a tutti coloro che ti amano, in questo ultimo anno in particolare, ci hai tolto il sonno. E con la conclusione di questo ultimo passaggio, non ritorneremo più come prima.
La domanda sul perché e il senso stesso della vita, come destino a cui Dio ci chiama, ci pone forte la domanda. Il domandar, dimanda.
Ed è così che io sogno ad occhi aperti, un desiderio comune a tutti noi.
“Voglio sognare con Aurora un mondo bello, un mondo che Dio ha fatto per noi senza differenze un mondo in cui Aurora corre e canta, un mondo in cui non c’è differenza tra essere o avere, un tutt’uno, un’ essere tutto per l’altro, un mondo che Dio ha fatto per noi perché riconoscessimo il dono di essere amati per ciò che siamo, per ciò che siamo stati desiderati.”
Dio, ancora oggi, ci offre quel segno, a cercare quel mondo che è sempre stato, come ci insegnava Sant’Agostino: “Bellezza tanto antica e tanto nuova”.
Nel dono di Aurora riscopriamo la bellezza di essere amati, ma guai a pensare che Dio ce la offre per un confronto con la diversità di chi può o non può fare le cose.
Come anche al pensare che la consolazione sia quella di dire: ”Ha finito di soffrire dopo una vita così, nella disabilità e sofferenza”.
Siamo uomini, non fotocopie dei social. Si può consolare una madre, dicendogli, meno male che è morta tua figlia?
Qui sta la differenza, ed è rispondere a questa domanda: ”Cosa ha Aurora di meno rispetto ad una ragazza di 25 anni?” Dio ama l’uomo non l’umanità.
La disabilità è una parola umana. L’amore è una parola che si è fatta carne nel Figlio. Voglio immaginare questo Figlio che accoglie nel cuore la bellezza di Aurora che si è offerta a noi come un lampo nella nostra vita, a ricordarci che l’amore è sì sacrificio ma anche dolcezza del desiderare l’Infinito del vedere oltre la siepe come scriveva Leopardi, immaginare ciò che non vedo ed infine lasciarsi amare da Lui: ” Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare”.
Perché amare un dono che ti porta a porsi di fronte alla domanda centrale della vita?
Riprendendo sempre Sant’Agostino: ”Tu eri con me, ma io non ero con Te: Mi tenevano lontano quelle creature che non esisterebbero se non fossero in Te”.
L’esistere di Aurora è quella passione che Dio ha per l’uomo nel vivere con te quel cammino che si intraprende passo dopo passo nella vita.
Come dicevo in altre occasioni, riporto anche ora: ”Sapere di una malattia di un padre o di una madre, dopo che hanno una certa età, c’è una razionalità che ti porta a vivere ciò che verrà, ma sapere che una vita, dal germe della vita stessa, porterà con se’ un cammino che ti coinvolgerà con tutto te stessa, sarà una continua domanda al perché Dio ha scelto me, ad essere madre, padre e fratello”.
Essere famiglia con e non, di Aurora, famiglia CON lei, è un divenire giorno per giorno in cui tutto si mette in gioco.
Abbiamo sempre desiderato poter conoscere i pensieri della nostra principessa.
Ricordo quando alla visita del Papa Francesco, lui che si avvicina all’orecchio e le ha parlato, ci siamo detti: ”Cosa gli avrà detto?”.
Penso a quel brano del vangelo dove Gesù scrive per terra, prima di salvare la peccatrice che stava per essere lapidata e tutti si domandano: ”Cosa avrà scritto?”. Io penso invece: ”Perché porsi la domanda?”
C’è un Mistero che ci avvolge nella vita in cui poniamo il nostro cuore in ascolto.
Ci domandiamo sempre e solo il perché delle cose e poche volte, invece, a rispondere alle cose con un “per chi” viviamo.
Rispondo a questa domanda con quello che diceva Papa Benedetto XVI alla mamma di una ragazza disabile: ”Lei di fronte a Dio vale più di tutti noi”.
I figli sono la risposta alla maternità: generare la vita.
Aurora è il fiore più bello della vita.
Ha generato quella vita in tutti noi che l’abbiamo incontrata perché anche il silenzio ci fa capire che amare è un incrocio di sguardi.
Abbiamo imparato da lei perché la vita è una scuola. Abbiamo imparato e siamo stati interrogati che la vita porta con sé delle diversità che non sono quelle umane. C’è una diversità del destino-vocazione che Dio offre a noi perché riconosciamo un’appartenenza a Dio e ci commuove perché non dobbiamo sopravvivere, ma vivere. L’essere famiglia è quel condividere la difficoltà che fa la differenza e che è risposta al destino che Dio offre a noi. Qual è la risposta al dramma che oggi viviamo se non nel vivere una certezza che la Madonna si è fatta compagnia in noi, a ricordare, al riportate al cuore che la dolcezza, la tenerezza, la bellezza stessa ha un volto, ha un nome: Per noi è il sorriso di Aurora.