martedì, 15 Settembre 2026

omelia MESSA AL CIMITERO – 18 MARZO 2026


Ritengo importante vivere questa celebrazione al Cimitero perché abbiamo bisogno di ricordarci di un bene che abbiamo ricevuto.
Come spesso riflettiamo in questo tempo di Quaresima: ”Convertitevi e credete al Vangelo”.
È il porsi con uno sguardo nuovo a quello che è veramente presente nella nostra vita.
Celebriamo le feste, come il Natale, la Pasqua e altro…
Ma cosa resta?
Riconoscere che la festa non è una tradizione culturale. La festa è il tempo in cui vivi la certezza che Dio è quello che è veramente.
Senza questa “memoria” di Dio, cosa resta veramente?
Siamo qui perché ci sforziamo a credere che la vita ha un senso.
Ci sforziamo perché la fede è educazione, è un cammino.
Un pellegrinare andando oltre il muro della separazione che crea la morte.
Cristo è il ponte alla libertà dal peccato.
La croce non è un simbolo (qualcosa che rimanda ad altro). E’ è un segno, una realtà concreta.
Penso e riporto spesso quello che diceva Sant’Agostino a riguardo:” È come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi…. è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo”.
Di fronte alla morte, la fede si mette in gioco. La conversione è vedere , diremmo “scorgere” la Sua Persona in questo dramma della vita.
Come già vi dicevo il 1 gennaio 2026, il principio di Archimede “Datemi una leva e solleverò il mondo”.
Questa è la leva che solleva il coperchio delle lapidi dei nostri cari.
La Croce di Cristo è nella mia vita, non la soluzione o risposta “matematica” alla morte, ma è la Sua compagnia, la nave che mi traghetta a Dio.