martedì, 15 Settembre 2026

OMELIA GIORNATA AMMALATO – domenica 21 GIUGNO 2026


In occasione della giornata dell’Ammalato che si celebra ogni anno nella memoria della Madonna di Lourdes, dopo aver concluso la visita agli ammalati e unzione degli infermi, ho pensato: Perché non proporre una celebrazione del rito dell’unzione degli infermi, per tutti?
È l’occasione in cui ci ritroviamo per riflettere su questo sacramento. Riporto l’insegnamento di Papa Francesco: ”L’unzione degli infermi è uno dei “sacramenti di guarigione”, di “cura” che sana lo spirito. E quando una persona è molto malata, è consigliabile darle l’unzione degli infermi. Quando una persona è anziana è bene che riceva l’unzione degli infermi». Da qui l’invito a pregare perché «il sacramento dell’unzione degli infermi doni alle persone che lo ricevono e ai loro cari la forza del Signore e diventi sempre più per tutti un segno visibile di compassione e di speranza».
Fa riflettere su due aspetti. Non solo cura il malato ma è anche preghiera per chi condivide con l’ammalato il cammino della sofferenza.
È una preghiera comunitaria non solo del singolo.
Sempre Papa Francesco insegna: “C’è un po’ l’idea che dopo il sacerdote arrivano le pompe funebri.”
È stato bello invece nel mese di Febbraio incontrare i nostri ammalati e gustare la serenità nel ricevere questo sacramento.
Lo dico e lo ripeto. Non è l’ammalato che rifiuta il sacerdote ma è l’ignoranza dei familiari, anzi la non fede dei familiari.
E poi si pensa di compensare questo “buco della non fede” al funerale aggiungendo questo o quest’altro.
Chiamiamo le cose per nome.
La bellezza del sacramento è riconoscere questa Presenza divina che non siamo soli in questo cammino.
Come il Cireneo che aiuta (non la prende solo lui) ma aiuta a portare la croce.
Il Vescovo Don Tonino Bello scriveva: ”L’amore per Cristo che non abbia il marchio della totalità è ambiguo, ilpart-time non è ammissibile. Il “servizio a ore”, in cui magari per ogni eccedenza chiediamo compensi maggiorati come un operaio che esige lo straordinario, sa di mercificazione”.
Quante volte di fronte all’uomo malato, ci siamo sentiti stanchi o peggio non ricompensati, escludendo così la carità come condizione d’amore ed abbiamo scelto invece il “part-time” cioè la visita a tempo, come ad acquietare la coscienza.
Scusate la provocazione. Facciamo come coloro che nelle feste si fanno i selfie con i nonni solo per dimostrare che sono stati con loro alle feste, ma in realtà sono stati al telefono a chiacchierare con altri.
Ma questo lo fanno anche i figli, non solo i nipoti.
Fino all’anno scorso mi è capitato più volte di sentirmi dire da chi aveva i genitori ospiti nelle case di cura: ”Non facciamo il funerale perché non abbiamo tempo, oppure se facciamo il funerale in chiesa dobbiamo pagare di più le onoranze funebri…”
Non vi meravigliate, anche qui un giorno sarà così.
Il modello dell’antropologia americana, (chiamiamola così) sarà consuetudine anche da noi. Inizierò ad una certa età a pensare in quale struttura andremo a concludere la nostra vita terrena.
Abbiamo dimenticato Dio e di conseguenza abbiamo dimenticato l’uomo.
Perché il sacramento dell’unzione degli infermi che tra l’altro è anche un sacramento di riconciliazione dei peccati?
Rispondo con San Paolo: ”Dio ha riconciliato il mondo a sé in Cristo e ha affidato a noi la parola di riconciliazione”. (2Cor 5,19)