Il vangelo di questa domenica, diremmo che in un certo senso è “la costituzione ”della comunità.
In questa pagina del Vangelo di Matteo vengono riferiti alcuni “loghia”, ossia alcune parole o sentenze.
Gesù offre ai suoi discepoli quello che sarà dopo la sua resurrezione, cioè la Chiesa, alcuni insegnamenti del come vivere ed essere una comunità.
“Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello…”
Ciò che deve interessare la Chiesa è l’accoglienza del peccatore, tentare in tutti i modi che l’altro comprenda che è amato, ma se rifiuta l’amore, l’accoglienza: ”Se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”.
Tu scegli di non essere comunità.
Come ripeto spesso agli educatori: ”La nostra vocazione nella parrocchia è fare la proposta adeguata naturalmente alle necessità dell’altro”. (Ecco perché tanti orari diversi per la Messa o ascolto per le confessioni).
Gesù invita ad accogliere sempre l’altro, mai a separarsi o a disperare della conversione e soprattutto mai pensare che la conversione dipenda dalle nostre forze o capacità direi “metodologiche e catechistiche”.
Quest’ estate ho ascoltato la storia di un predicatore (che poi è diventato cardinale) che raccontava che un uomo andò a trovarlo e gli disse: ”Dopo tanti anni che non venivo a messa, sono entrato una volta in chiesa e lei ha fatto una predica. Da allora ho ripreso a continuare a venire”. Lui gli chiese: ”Quale parte ti ha colpito?”. E quello rispose: ”Ricordatevi che bisogna venire a Messa ogni domenica”.
Il predicatore rimase male, come per un semplice pensiero che ripetiamo spesso: Per questo ti sei convertito?
Poi comprese invece una cosa importante: Dio parla al cuore dell’uomo quando neanche te lo aspetti.
Così avviene in una comunità.
L’accoglienza dell’altro, il perdono che viene offerto, a volte arriva in un momento in cui l’altro ha più bisogno di essere amato e non additato.
Diamo sempre per scontato di essere dalla parte del giusto.
Invece l’accoglienza è un dono che si condivide e quello che fa essere comunità.
Accogliere sempre, perché spesso l’altro, come diceva il protagonista del film “Il genio ribelle”: ”Allontana gli altri prima che siano loro a lasciare o a rifiutare lui”.
Il perdono non è dimenticare, ma condividere sapendo che ognuno fa parte dell’altro.
È come un donatore di organi che pensa di essere pronto a dare ed invece non sa che è più facile che diventi un ricevente e non donatore.
E poi c’è il “loghia” finale che è di una tenerezza infinita: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
È un detto rabbinico. Gesù aggiunge un passaggio importante “Io sono con loro”.
La fede la si vive un luogo ben preciso ed è la Chiesa.
Senza una comunità, come dite spesso: ”Credo ma non pratico”, non è fede ma un’ idea, anzi un ripetere senza neanche sapere il significato di quello che si dice.