martedì, 15 Settembre 2026

Omelia Domenica 21 giugno 2026 (XII Domenica del tempo ordinario Anno A)


Il vangelo di questa domenica ci invita a riflettere sulla parola “fiducia”,
una parola che ha come significato originario: ”Coraggio”.
Dal vangelo abbiamo ascoltato «Non abbiate paura”.Nella Bibbia la frase più ripetuta è “non temere”.
Perché è importante riflettere su questo?
Nel giornale parrocchiale che verrà pubblicato in estate, ho voluto scrivere proprio un articolo riguardo a questo argomento.
L’uomo tende a chiudersi ed è naturale preservare la propria incolumità,
ma, nello stesso tempo, rischia anche di perdere il tutto.
Scriveva Lacordaire: “Ciò che rende pesante la religione è il fatto di portarla come un freno invece di goderne come di un amore”.
La paura è il punto di partenza non di arrivo.
Vivere la fiducia, il coraggio, è un cammino che noi viviamo in una certezza che Cristo è presenza.
Scriveva Dostoevskij :” Non ho mai rimosso nessuno dalla mia vita, sono tutti morti nell’incidente della fiducia”.
Nel vivere con Cristo, la fiducia diventa sempre più un cammino e siamo noi che facciamo morire la Sua presenza nella nostra vita.
La fede: Potrei sintetizzare in questa frase: ”Passare dal fidarsi all’affidarsi”.
Gesù è unico come maestro ed illustra la realtà per com’è e per come sarà:
”Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non hanno potere di uccidere l’anima”.
Vivere la fede non significa vivere una vita tranquilla.
Agli occhi del mondo, il bene fallisce, viene oscurato.
Viviamo sempre questo come esperienza ma non significa allora che dobbiamo cadere nell’apatia o adeguarci al mondo.
“Perciò, chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”.
Quando leggo questa frase penso sempre ai santi martiri e certe volte mi chiedo cosa festeggiamo veramente dei martiri.
Cerco di immaginare il momento in cui vivono il dramma della paura nella persecuzione. Se non fosse per questa certezza della sua compagnia, non avrebbero abiurato la fede?
Quando andavo alle scuole elementari ricordo due film che ci hanno fatto vedere: Uno raccontava la storia di un ragazzo africano che per salvare l’amico nella neve, si spoglia dei propri vestiti per coprirlo e lui poi morirà dal freddo. L’altro, la storia di san Massimiliano Kolbe che decide di offrire la propria vita in cambio di un altro.
L’amore per l’altro nasce da una fiducia che hai nella certezza che il bene vivrà.
Perché sul momento la tua vita è dimenticata. San Massimiliano morirà nella solitudine di un campo di concentramento, ma ora la sua testimonianza è più viva che mai.
Domenica della giornata di preghiera per le vocazioni, il 19 aprile, vi riportavo questa provocazione: ”Che senso ha la vita anche vissuta 100 e passa anni se non ha un senso, se è vissuta cioè nella paura di vivere la vocazione a cui Dio ci chiama?”