Oggi mi voglio soffermare su un tema che ritengo importante anche se già questa omelia l’ho ripresa alle 40 ore inizio quaresima.
Ciò che è importante bisogna sempre ripeterlo.
Mi soffermo su due temi
1-Cosa sono le quaranta ore
2-Vivere l’adorazione del mistero eucaristico
La pratica delle quaranta ore è legata soprattutto alle confraternite. Si diffuse in Italia già dal 1200 e poi sarà san Carlo Borromeo e la promozione dei frati Cappuccini a diffonderla in modo capillare in tutte le chiese.
Con il tempo si passò dalla settimana santa al tempo di Quaresima.
Divenne una forma privilegiata di preghiera attraverso la quale si chiedeva l’aiuto di Dio in situazioni particolarmente difficili.
Le confraternite hanno un ruolo importante in questa pia devozione perché il loro impegno in una comunità è soprattutto questo: Promulgare la pia devozione.
La proposta di questi giorni, soprattutto ora che è il tempo di Quaresima, ci aiuta a vivere questo rapporto con il Divino.
E qui passiamo al secondo punto: ”Il mistero”.
Nella mia esperienza pastorale ho notato come la pia devozione abbia subito un notevole cambiamento.
Ho un bel ricordo di quando ero giovane e frequentavo la mia parrocchia. Ricordo che ogni tanto suonavano le campane, come a ricordare a tutta la comunità che Gesù ti stava aspettando e non c’era bisogno di fare turni ecc.. Ognuno, come poteva, passava dalla chiesa.
Ricordo molto bene che c’era solo il Santissimo Sacramento sull’altare, un addobbo floreale molto semplice e soprattutto il “silenzio”.
Col tempo, poi è venuta la “deviazione catechistica”, quando sono iniziate le proposte “a tema” delle 40 ore, ma in particolare l’altare della riposizione del giovedì e venerdì santo e ultimamente l’infiorata al Corpus Domini, per non parlare dei presepi cosiddetti “moderni”.
(anch’io ho fatto questo errore all’inizio ma poi mi sono ravveduto).
Proposte per esaltare questo momento e che invece hanno oscurato “il protagonista”.
E lo si vede subito perché è come fare una gara a scattare foto ecc.. a chi l’ha fatto particolare o più bello ecc… (Non si ragiona così la notte di giovedì santo quando si va da una chiesa all’altra e fare la differenza?)
La mia domanda è semplice: ”Cosa siamo venuti ad adorare?”
Mi colpiva la battuta di un film di Fabio Volo che diceva ai suoi alunni: ”Siete come zombie vuoti con la scogliosi sul telefonino”.
Viviamo questo momento di preghiera! Viviamolo per quello che è veramente: Un incontro con Gesù nel sacramento dell’Eucarestia che ci ricorda che è appunto il Suo amore che cambia.
Perché a tutti i costi dobbiamo cercare di spiegare il Mistero?
Ricordo sempre quel pensiero di Papa Benedetto XVI. Si discuteva sul mistero della verginità di Maria e lui con parole simili diceva: ”E’ un mistero, accogliamolo così come è, senza cercare a tutti i costi delle spiegazioni”.
Il fare tanto attorno all’altare della riposizione o adorazione delle quaranta ore, è come volere a tutti i costi spiegare un qualcosa che non c’è. Perché questo è il messaggio che passa, quando vuoi spiegare “il mistero della fede”. Invece c’è ed è vero.
Concludo con un pensiero di Papa Leone XIV:” Ogni volta che adoriamo Cristo nell’Eucaristia, i nostri cuori si uniscono in Lui. Perseverate dunque nella fede con gioia e coraggio. E così possiamo dire: Grazie Gesù per averci amati; grazie Gesù per averci chiamati. Resta con noi, Signore! Resta con noi!”
Ricordo ai giovani presenti, un’esperienza che farete tra dieci o venti anni, o forse anche tra un anno.
Quando muore un familiare, metterete foto e forse anche tatuaggio… Eppure ci sarà una notte in cui sognerete l’amato che non c’è più, vi ritroverete a piangere come un bambino, eppure vi sembrerà vero e non avrete bisogno di foto o altro.
Ciò che conta e tutt’altro di ciò che voi pensate.