Una vedova, prima di morire, disse al figlio: «Ti affido questo libro.
Contiene le indicazioni per giungere a un tesoro immenso.
Ma non devi saltare nessuna pagina!».
Il figlio, cominciò a leggere.
Dopo un po’ il testo persiano si interrompeva, continuando in lingua araba.
Il giovane si mise a studiarla con passione.
Ma ecco che questo continuava in cinese, e poi in altre lingue che il giovane, con pazienza, studiò tutte.
Nel frattempo, per vivere, mise a frutto le sue conoscenze e cominciò ad essere noto nella capitale come uno dei migliori interpreti.
Il libro proseguiva ancora con istruzioni per amministrare il tesoro, e il giovane studiò volentieri economia.
Nel frattempo la sua fama di poliglotta esperto di finanza giunse fino alla corte dello scià.
Il sovrano gli affidò dapprima dei piccoli incarichi, poi, conoscendolo meglio, lo nominò amministratore
generale dell’impero.
Il giovane non tralasciava però di continuare la lettura del suo libro, che gli indicava come costruire ponti ed edifici.
Non c’era nel regno un altro uomo tanto colto, pratico e abile in tutte le scienze.
Proprio nel giorno in cui sposava la figlia dello scià, il giovane arrivò all’ultima pagina del libro.
Con un po’ di batticuore, girò il foglio e… scoppiò in una risata.
L’ultima pagina era uno specchio: vide il proprio volto di uomo maturo e consapevole.
E tutto questo grazie al libro che sua madre gli aveva donato.
Il grande tesoro era lui stesso e il libro l’aveva aiutato a scoprirlo.