Lo scienziato Enrico Medi prendeva in giro chi crede all’evoluzione senza credere in Dio raccontando questa storiella:
«Tempo fa, una spedizione archeologica in Messico ha scoperto in una grotta una magnifica Ferrari.
Hanno premuto un pulsante e il motore si è messo in moto.
Gli scienziati, hanno spiegato: è stata l’evoluzione.
Durante milioni di anni, sotto l’azione delle acque, i pezzettini di ferro si sono staccati dalla roccia;
si sono fusi insieme, poi profittando di terremoti vari, si sono formati i cilindri, la gomma si è raccolta intorno
alle ruote e la benzina e entrata nel serbatoio…
Perché ridete?
Ci sono al mondo milioni di uomini che hanno creduto a storie ben più fantastiche di questa.
Ditemi, che cosa rappresentano i poveri fari di un’automobile di fronte ai vostri occhi?
Queste stupende macchine capaci di fare la fotografia stereoscopica a colori, svilupparla,
stamparla, metterla in archivio, il tutto in un sedicesimo di secondo e, dopo anni, tirarla fuori dall’archivio
insieme a diecine di migliaia di altre immagini, ad un semplice nostro desiderio! Altro che macchina da corsa
nella caverna dei Maja.
Eppure ci fanno credere che tutta questa meraviglia si sia formata per combinazioni casuali di eventi,
mettendo come attore principale e giocoliere infallibile il tempo.
Né il tempo né la natura possono essere attori: il tempo eventualmente distrugge l’ordine, non lo perfeziona»