martedì, 15 Settembre 2026

Una Pasqua zingara

Erano riuniti presso il fiume Sangone circa 200 zingari per festeggiare la Pasqua.
Ricordavano, in quella circostanza anche il martirio di 500.000 zingari, morti insieme agli ebrei nei campi di concentramento.
Celebrando la Messa, nell’omelia sottolineai che Gesù aveva perdonato anche i carnefici.
C’era grande emozione.
Allora mi rivolsi a una donna anziana per una domanda.
Quella donna era stata tre mesi in un campo di concentramento.
Dormiva su quei tavolacci di legno disposti uno sull’altro.
Per terra c’erano solo liquame ed escrementi umani.
Sopravvisse. Quando entrò nel campo, pesava 95 chili; quando uscì, 34.
A quella donna maltrattata, torturata, umiliata, offesa, ebbi il coraggio di chiedere se nel suo cuore riusciva a perdonare quelli che l’avevano messa più volte in croce.
Si alzò tremante, vicino al fuoco, portò le mani in avanti, guardando i bambini che non potevano capire, e gli adulti che trattenevano il fiato, e disse:
«Lo dico a tutti: io perdono tutto a tutti».
Si scatenò un applauso di solidarietà e nessuno si vergognò di piangere.
Qualche tempo dopo uno zingaro, che era stato pure lui in un campo di concentramento, mi disse che voleva perdonare anche lui;
forse per non essere da meno di quella donna, lui, che era un uomo.
Era iniziata una gara che spero non abbia mai fine.