In questa occasione di festa, vigilia di san Giuseppe, il Signore ci chiama a riflettere sul dono della paternità.
Chi è un padre, anzi un papà precisamente?
È uno che ama con tutto se stesso ciò che conta.
Vi ricordate che una volta vi ho detto una battuta: ”Quali sono i 5 minuti più belli di una giornata di un papà?”
Il momento in cui rientra a casa e si toglie le scarpe.
Poi ricomincia il tram tram quotidiano.
Ma sono proprio quei 5 minuti che danno un senso al tuo sacrificio.
Il papà dovrebbe imparare da san Giuseppe a capire e a comprendere che la famiglia di cui è custode (non padrone) è il suo destino. Lo vive con tutto se stesso, anche nel silenzio, come san Giuseppe.
«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa”.
Questo invito dell’Angelo ci fa riflettere perché è un invito rivolto a noi nella scelta di essere o non essere.
Non aver timore di vivere il passaggio della gioia di appartenere ad un’altra che non è solo la moglie ma tutto ciò che comporta il matrimonio.
Vi riporto un paragone: ”Io papà vado a raccogliere le olive. Arriva la sera e sono stanco ma sto ancora lì a lavorare perché penso che tutto ciò che sto facendo, un’ oliva dopo un’altra, servirà per pagare i libri di scuola, la tassa all’università, ecc…”
Solo così do un senso al mio essere quella presenza viva.
Non un fare materiale, ma una partecipazione viva.
“Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”.
San Giuseppe non si ferma ad un sogno, ma vive.
L’altro giorno vi riportavo un passaggio che spesso avviene tra giovani universitari che sognano in grande dicendo: ”Quando sarà medico aiuterò tutti, quando sarò ingegnere costruirò questo e quest’altro…”,
La prima cosa da fare non è sognare ma far sì che il sogno diventi vero. Prendi il libro ed inizia a studiare.