martedì, 15 Settembre 2026

omelia S.MESSA in ricordo di AURORA – 8 SETTEMBRE 2026


Siamo riunti per celebrare nell’affettività della nostra amicizia il ricordo di Aurora.
In questi giorni, collegandomi all’esperienza della vita di Aurora, pensavo a due cose in particolare.
Una vita vale? Ma vale perché produce?
Il primo settembre in parrocchia, celebrando la Messa al cimitero riportavo un pensiero di Don Giussani: ”L’esperienza non è un semplice “provare” o fare cose, ma vivere la realtà accorgendosi che essa ci fa crescere. È il coinvolgimento totale della persona dove l’incontro con Cristo dona letizia, esalta l’umano e rende evidente il Suo Mistero nella quotidianità”.
Finché noi ragioniamo “materialmente” pensando che l’uomo vale se produce, che sia anche il divertirsi, lavorare ecc…
Ma il senso vero dell’esperienza cos’è?
Un genitore o una nonna che sta nel letto per tanti anni, come diciamo in queste occasioni, è come se fosse un vegetale, non fa esperienza?
A me offre veramente l’esperienza di essere figlio o nipote.
Mi offre quell’occasione di riscoprire che la vita è innanzitutto un incontro con una persona, non una macchina che produce.
E poi pensavo ad un’altra cosa.
L’esperienza di una mamma che alcuni anni fa e che non è l’unica, ha preferito non curarsi pur di mettere al mondo la figlia.
La domanda che vi offro è questa: ”E’ madre quella donna, anche se dopo il parto ha lasciato questo mondo?”
La risposta è semplice e drammatica nello stesso tempo: ”Se non è madre chi offre la vita per la figlia, chi lo è?”
Di fronte alla sofferenza, come l’abbiamo vissuto con Aurora, si può riconoscere la bellezza di un dono di Dio.
Se effettivamente uno ci pensa, l’assenza che cos’è se non il desiderio di una presenza?
Il dono è presenza.
Come riportava un passaggio di un cartone animato:” “Ieri è storia… domani è un mistero… oggi è un regalo ed è per questo che si chiama presente !”
Non c’è consolazione di fronte alla morte e cercarla sarebbe come negare la vita.
La Resurrezione non è un colpo di scena teatrale. E’ una trasformazione silenziosa che riempie di senso ogni gesto umano. Nella Pasqua di Cristo, tutto può diventare grazia, anche le cose più ordinarie: Mangiare, lavorare, aspettare, curare la casa, sostenere un amico. La Resurrezione non sottrae la vita al tempo e alla fatica, ma ne cambia il senso e il “sapore”. (Papa Leone XIV)
C’è accoglienza del Mistero di Dio che si offre a noi.
Un Mistero che ci prende dentro, che ti domanda nel cuore cos’è questa vita e perché vale.
La disabilità non è stare in carrozzina, ma è non aver nessuno dietro che la spinge.