Il momento celebrativo del matrimonio è il momento principale di questo passaggio nella vostra vita.
È il sacramento in cui, voi protagonisti di questa celebrazione, chiedete a Dio il dono della grazia dello Spirito Santo per vivere questa unione in Cristo e nella Chiesa.
Papa Leone XIV ci insegna: ”Il matrimonio non è un ideale, ma il canone del vero amore tra l’uomo e la donna: amore totale, fedele, fecondo. Mentre vi trasforma in una carne sola, questo stesso amore vi rende capaci, a immagine di Dio, di donare la vita.”
Un’unione che è un divenire e che trasforma perché è tutto un guardare in avanti.
“Il matrimonio è e resterà sempre il viaggio di scoperta più importante che l’uomo possa compiere”. (Søren Kierkegaard)
Lo facciamo con la certezza di una grazia che trasforma i cuori innanzi tutto. Il cuore, non nel senso sentimentalistico. Cuore, nella Sacra Scrittura, significa “tutta la persona”.
È un cercare l’altro con tutto se stesso.
Non è un arrivo ma una tappa che porta poi ad un’altra tappa e tutto questo lo si vive in due.
Ecco perché abbiamo bisogno della Grazia dello Spirito Santo per chiedere questo aiuto divino, perché se pensiamo che tutto dipenda dalle nostre capacità diremmo “umane” costruiremo, non c’è dubbio, ma il fondamento quale sarà?
San Tommaso D’Aquino con parole simili diceva: ”Abbiamo bisogno del Divino che mi divinizza”.
Se celebriamo il matrimonio in Chiesa non è per fare coreografia o per tradizione culturale. Lo facciamo perché crediamo in Dio ed in Lui viviamo la costruzione della casa.
Allora invochiamo la Sua benedizione, come faremo tra poco, proprio per chiedere a Lui, fonte della vita, quell’acqua che disseta la nostra vera sete di essere l’uno per l’altra.