martedì, 15 Settembre 2026

omelia DOMENICA DI PENTECOSTE – ANNO A 2026


Oggi celebriamo una festa che purtroppo, col passare del tempo, ha perso la sua notevole importanza nel cammino liturgico dell’anno.
Siamo troppo legati alla pietà popolare (più che altro alle festività) e abbiamo dimenticato che la domenica, come quella di oggi, la Chiesa ci invita a rinnovare il perché della nostra fede.
Oggi celebriamo la Pentecoste, celebriamo l’inizio della Chiesa.
Il dono dello Spirito Santo nel Cenacolo è il giorno in cui tutto ha inizio.
Riprendiamo la prima lettura, il racconto della Pentecoste:” Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”.
Riportiamo due verbi “E cominciarono a parlare”.
Il primo passo della Grazia è la missione.
È la grazia che spinge i cuori a vivere la missione.
Ricordo un film di anni fa, “Gattaca-la porta dell’universo”, dove il mondo era diviso in uomini perfetti ed imperfetti . Solo i perfetti avevano il diritto di fare il viaggio sulla luna. Una persona decide il contrario e si mette ad allenarsi per questo… dopo una gara, il fratello perfetto chiede all’altro: ”Come ce l’hai fatta a superare tutto?” E lui rispose: ”Non ho mai risparmiato le forze per tornare indietro”.
Noi abbiamo ricevuto questo dono dal battesimo e poi da adulti, come recita il rito della Cresima: ”In modo speciale e a noi conferito”. (Ecco perché è necessario ricevere questo sacramento e non perchè devo fare da padrino ecc..)
Ogni volta che viviamo un sacramento, riceviamo la Grazia dello Spirito Santo.
Come già vi scrivevo nell’articolo di Pasqua, riporto anche oggi un pensiero di don Carron “Mendichiamo lo Spirito Santo perché solo Lui può ridestare in noi la passione per il nostro destino”.
Abbiamo bisogno di questa Grazia per scuotere dentro di noi ciò che si è assopito, cioè il desiderio di Dio. Papa San Giovanni Paolo II insegnava: ”Non ci sarà fedeltà… se non si troverà nel cuore dell’uomo una domanda per la quale solo Dio… è la risposta”.
Chi è il povero umile di cuore?
Colui che mendica, colui che cerca, che supplica.
Ecco: Dobbiamo essere poveri e mendicare la Grazia. Il ricco è colui che vive nella presunzione di se stesso.
L’autore del libro dei Proverbi (20,27) così riporta: ”Lo spirito dell’uomo è una lampada dell’Eterno che scruta tutti i recessi del cuore”.
Cerca dentro di te la via del tuo destino-vocazione e non lasciarti giustificare dalle tue paure per non essere missionario.