Brevemente spiego cos’è il mistero della SS. Trinità riportando l’insegnamento di san Padre Pio: “Dio é Uno nella Natura ma Trino nelle Persone, uguali e distinte l’Una dall’Altra. Di conseguenza il Padre non é il Figlio né lo Spirito Santo. Il Figlio non é il Padre né lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo non é il Padre né il Figlio.
E adesso seguimi bene: Il Padre genera il Figlio; il Figlio é generato dal Padre; lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. Sono, comunque, tre persone uguali e distinte ma soprattutto sono un solo Dio, perché unica ed identica é la natura Divina”.
Rimango sempre dell’idea che Dio parli in tanti modi e ti offre in tante occasioni la Sua Parola.
Nel mese di novembre, una mattina presto mi ritrovavo a vedere alcuni filmati di catechesi.
Mi colpiva una catechesi sulla SS. Trinità fatta da un sacerdote molto conosciuto nei social, Don Manuel Belli.
Mi faceva riflettere la sua catechesi riguardo il Mistero della SS. Trinità, perché come ci hanno sempre insegnato i nostri professori di Sacra Scrittura, la Bibbia va letto al contrario, cioè partire dalla resurrezione per comprendere (per quanto è possibile) la rivelazione di Dio.
Spiegare il mistero della SS. Trinità partendo dal venerdì santo, quando tutto sembrava concluso, quando i dottori e i maestri del tempo, decidono di far uccidere pubblicamente Gesù, per dimostrare che la Sua predicazione che si riassume del definirsi: ”Figlio di Dio”, era una bestemmia.
Uccidendolo pubblicamente, si voleva dimostrare, come si faceva allora, che Dio si era dimenticato di Lui, come se avesse invece assecondato il pensiero del popolo.
Eppure quando tutto sembra concluso, ha un inizio.
Proprio quella mattina di novembre, leggevo uno studio sulla famosa statua marmorea del Gesù velato (Napoli) dove l’artista invece non voleva rappresentare Gesù che era morto e deposto nel sepolcro, in realtà ha voluto rappresentare Gesù che stava per risorgere.
Dio si rivela.
La parola Trinità è un vocabolo diremmo “inventato” dai cristiani, proprio per riassumere il messaggio di Gesù, che Lui è il Figlio del Padre ed ha agito nello Spirito Santo, senza questo insieme, non si può pensare a Dio.
Santa Caterina da Siena insegnava: “Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo; e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te”.
Ed infine, la parte che mi ha colpito è proprio la spiegazione dell’inizio del cammino della rivelazione.
L’esodo.
Il passo cruciale è l’incontro di Mosè con Dio, il passo del roveto ardente, quando Mosè chiede il nome di Dio e Lui si rivela, perché dire il proprio nome, come spiegava Papa Benedetto XVI, significa offrire una relazione.
Noi abbiamo sempre tradotto con “Io Sono Colui che sono” i biblisti insistono a dire che la vera traduzione è: “Io sarò Colui che sarò”.
Dio si rivela nel tempo, la nostra fede è tradizione viva, cioè non è un qualcosa di statico ma una vivacità sempre in movimento come appunto lo è la rivelazione di Dio.
Quando arriva il Natale, viviamo il Mistero dell’Incarnazione (Natale) ma a cosa porta questa rivelazione se non alla Pasqua?
La croce non è più una sconfitta ma è la vittoria.
È la manifestazione divina di Gesù, Lui è il figlio di Dio è Cristo.
San Giovanni Paolo II: “Mistero divino che ci interpella e ci coinvolge, perché la partecipazione alla vita trinitaria ci è stata offerta per grazia, attraverso l’incarnazione redentrice del Verbo e il dono dello Spirito Santo”.